Dalla giovinezza a Procida alle petroliere della Getty Oil, dai transatlantici della Home Lines alle Capitanerie di Porto: esce il nuovo libro di memorie di Nicola Silenti che racconta oltre mezzo secolo di vita vissuta tra oceani e porti.

TL;DR/In Sintesi:
Il Contrammiraglio (CP) in congedo pubblica “Non sono mai sceso da una nave – Memorie di mare, di uomini e di vita”, un memoir che ripercorre oltre cinquant’anni tra Procida, petroliere della Getty Oil, transatlantici Home Lines, servizio nelle Capitanerie di Porto e attività di docente. Il volume mira a preservare la cultura del mare e la memoria della marineria italiana.
C’è un’immagine che attraversa tutto questo libro come una rotta tracciata sulla carta nautica: quella di un uomo che, pur avendo lasciato da tempo il ponte di comando, non è mai davvero sceso dalla nave. Il mare, per chi lo ha scelto come mestiere e come destino, non si esaurisce quando si mette piede a terra. Cambia forma, si sposta nella memoria, ma continua a vivere. Da questa convinzione nasce “Non sono mai sceso da una nave – Memorie di mare, di uomini e di vita“, il nuovo volume ora disponibile su Amazon e in distribuzione anche nelle librerie.
Un racconto lungo oltre mezzo secolo
L’autore, Contrammiraglio (CP) in congedo Nicola Silenti, ripercorre in queste pagine più di cinquant’anni di esperienze vissute tra oceani e porti, navi mercantili e transatlantici, Capitanerie di Porto e aule di insegnamento. È il racconto di una vita intera, ma soprattutto è il racconto di un legame che non si interrompe mai: quello tra l’uomo e il mare.
Il viaggio comincia da Procida, isola di antica tradizione marinara, dove tutto ha avuto inizio. È lì, tra il mondo familiare e i primi contatti con l’acqua, che il giovane futuro ufficiale muove i suoi primi passi, ancora ignaro di dove quella scelta lo avrebbe condotto. Da quell’orizzonte iniziale, il percorso si allarga: le petroliere della Getty Oil Company, i transatlantici della Home Lines, poi le responsabilità assunte nel Corpo delle Capitanerie di Porto e, infine, l’attività di docente e formatore delle nuove generazioni di marittimi.
È un itinerario fatto di uomini, di rotte, di responsabilità e di memoria. Un percorso che si snoda attraverso stagioni diverse della marineria italiana, custodendo il ricordo di un’epoca che merita di essere tramandata.
Non un semplice libro di ricordi
Chi conosce l’autore sa che questo non è il suo primo cimento con la scrittura. E proprio nel confronto con l’esperienza precedente si coglie la natura più profonda di quest’opera. Molti anni fa, quando iniziò a mettere su carta i primi ricordi della sua vita, si pose una domanda tanto semplice quanto insidiosa: cosa ho davvero da dire?
Fu un amico, con la lucidità di chi guarda le cose dall’esterno, a suggerirgli la risposta più naturale: forse bastava raccontare. Raccontare la propria storia, le vicende familiari, l’infanzia, la giovinezza e soprattutto gli anni trascorsi sul mare. Da quella riflessione nacquero i primi racconti, che avevano il sapore delle origini: l’isola, la famiglia, la scoperta, e in parte anche l’immaginazione.
Oggi, a distanza di tempo, quella domanda non è cambiata. Ma è cambiato lo sguardo con cui l’autore la affronta. Non si tratta più soltanto di ricordare: si tratta di comprendere. E questo passaggio, apparentemente sottile, cambia tutto.
Se nel primo libro i ricordi avevano il carattere della scoperta, qui il racconto assume un tono diverso, più maturo e consapevole. Le vicende narrate non sono soltanto episodi di vita, ma tappe di un cammino che con il tempo ha acquistato un significato più chiaro. Scrivere, ancora una volta, è stato un modo per fermarsi e guardare indietro. Non con nostalgia, però, ma con la volontà di capire meglio ciò che è stato.
La memoria come ricomposizione
C’è una riflessione, in queste pagine, che va oltre la vicenda personale e tocca qualcosa di universale. I ricordi, osserva l’autore, non sono mai una semplice ricostruzione del passato. Sono frammenti che il tempo seleziona, immagini che ritornano con maggiore forza, esperienze che trovano un nuovo senso solo a distanza di anni.
Metterli insieme significa, in qualche modo, ricomporre una storia. E una storia, quando è raccontata con sincerità, non appartiene più soltanto a chi l’ha vissuta: diventa patrimonio condiviso, disponibile per chiunque abbia la pazienza e la curiosità di leggerla. È questa, in fondo, la vocazione di ogni memoria autentica — non chiudersi nel privato, ma aprirsi al lettore come un dono.
Da qui la decisione di proseguire nel cammino della scrittura. Non per aggiungere qualcosa di nuovo, ma per dare continuità a un percorso che ha avuto nel mare il suo filo conduttore. Perché ogni vita è fatta di molte strade, ma alcune, più di altre, restano. E per l’autore quella strada è stata, senza possibilità di dubbio, il mare.
Un contributo alla cultura del mare
Al di là del valore autobiografico, il libro si propone un obiettivo più ampio: mantenere viva la cultura del mare e il ricordo di una stagione della marineria italiana che rischia altrimenti di dissolversi nel tempo. Le testimonianze di chi ha vissuto in prima persona il passaggio dai grandi transatlantici al servizio nelle istituzioni, dalla navigazione mercantile all’insegnamento, costituiscono un tassello prezioso della nostra storia marittima.
Sono pagine che parlano di responsabilità, di formazione, di trasmissione del sapere tra le generazioni. Non a caso l’autore ha dedicato l’ultima parte della propria carriera proprio all’insegnamento, formando i marittimi che avrebbero preso il suo posto sul ponte. C’è, in questa scelta, la stessa logica che anima il libro: ciò che si è appreso non deve andare perduto, ma va consegnato a chi verrà dopo.
Il ringraziamento e l’augurio
Nel presentare il volume, l’autore rivolge un pensiero riconoscente a tutti coloro che, con la loro amicizia e il loro incoraggiamento, hanno reso possibile questo percorso. Dopo una vita trascorsa sul mare e molti mesi dedicati alla scrittura, queste pagine raccolgono esperienze, incontri e riflessioni maturate tra navigazione, servizio nelle Capitanerie di Porto e impegno nella cultura marittima.
L’augurio che accompagna l’uscita del libro è semplice e sentito: che queste memorie possano contribuire a tenere viva la cultura del mare, e a custodire il ricordo di uomini e di rotte che hanno segnato una stagione importante della marineria del nostro Paese.
Perché, come scrive l’autore, non si scende mai davvero da una nave. Il mare continua a vivere dentro, come una rotta che non si cancella.
