Il Medio Oriente è in ebollizione e l’Italia non può permettersi di restare a guardare. Gli eventi del 7 ottobre 2023 hanno accelerato il progressivo deterioramento degli equilibri regionali, con ripercussioni dirette sulla nostra sicurezza e sui nostri interessi strategici. In un contesto così instabile, comprendere le dinamiche geopolitiche diventa cruciale, e riviste come Limes si rivelano strumenti essenziali per interpretare il presente e prevedere il futuro.
Nel numero di Limes 2/2025 “Allarme a Sud-Est”Lorenzo Noto offre un’analisi approfondita sulle sfide e le opportunità per l’Italia nel grande caos mediorientale. Le sue riflessioni evidenziano la necessità, per Roma, di abbandonare ogni atteggiamento remissivo e riaffermare con determinazione la propria centralità nello scenario mediterraneo. In questo articolo riprendiamo alcuni dei temi sollevati, declinandoli in chiave strategica per delineare il ruolo che l’Italia può – e deve – giocare in questa fase di grandi trasformazioni.
Il nostro Paese si trova stretto in una morsa geopolitica che va dal fronte ucraino al Levante, fino al Nord Africa. In questo quadro, la nostra sovranità economica e strategica dipende in gran parte dalla sicurezza delle rotte marittime e dalla capacità di costruire relazioni diplomatiche efficaci. Tuttavia, il progressivo disimpegno degli Stati Uniti dall’area euromediterranea e la debolezza delle istituzioni europee impongono all’Italia di recuperare un ruolo attivo, difendendo i propri interessi con determinazione e senza subalternità.
L’Italia non può ignorare la competizione tra le grandi potenze mediorientali, perché le loro scelte politiche, economiche e militari hanno un impatto diretto sulla nostra sicurezza e stabilità. Arabia Saudita, Iran, Turchia e Israele sono attori chiave in un quadro regionale in continuo mutamento.
Lo Stato ebraico è impegnato in un conflitto permanente con Hamas e affronta tensioni crescenti con Hezbollah e l’Iran. Il suo interesse a mantenere la supremazia tecnologica e militare lo rende un partner strategico per l’Occidente, ma l’Italia deve muoversi con cautela per evitare di essere trascinata in uno scontro che potrebbe compromettere i rapporti con altri attori regionali.
Teheran continua la sua politica di influenza in Siria, Iraq, Libano e Yemen, alimentando la contrapposizione con Israele e l’Arabia Saudita. L’Italia ha interessi economici rilevanti con l’Iran, soprattutto sul fronte energetico, e deve trovare un equilibrio tra le pressioni internazionali e la tutela delle proprie relazioni bilaterali.
Riyadh è un alleato chiave per il controllo del mercato petrolifero e un investitore strategico per molte economie occidentali. Tuttavia, la sua crescente assertività in politica estera e il ruolo ambiguo nel finanziamento di movimenti islamisti radicali pongono interrogativi sulla sostenibilità di un’alleanza incondizionata.
Il regime di Erdoğan punta a una leadership regionale autonoma, spesso in contrasto con la NATO e l’Unione Europea. La sua influenza nei Balcani, in Libia e nel Mediterraneo orientale rappresenta una sfida diretta per gli interessi italiani. Roma deve monitorare con attenzione le mosse turche, evitando di subire passivamente le sue iniziative.
L’Italia ha quindi un compito delicato: deve rafforzare i rapporti con ciascuno di questi attori senza farsi trascinare in alleanze che limitino la sua libertà di azione.Uno dei principali problemi che l’Italia deve affrontare è la cronica incapacità dell’Unione Europea di sviluppare una politica estera e di difesa coesa. L’Europa continua a muoversi in ordine sparso, con Francia e Germania che perseguono interessi divergenti e con Bruxelles incapace di elaborare una strategia comune per il Mediterraneo.La Francia, ad esempio, mantiene un approccio neocoloniale in Nord Africa e in Sahel, mentre la Germania rimane concentrata sulle dinamiche dell’Europa orientale. Questo lascia l’Italia priva di un vero sostegno europeo nelle questioni che la riguardano più da vicino. L’assenza di una politica estera comune impedisce una gestione efficace delle crisi nel Mediterraneo e priva l’Italia di una rete di supporto adeguata per affrontare le sfide regionali.Se Roma vuole davvero difendere i propri interessi, deve smettere di attendere soluzioni da Bruxelles e prendere l’iniziativa con una politica autonoma e pragmatica.Se vogliamo davvero difendere la nostra sovranità e il nostro ruolo nello scacchiere internazionale, dobbiamo agire su tre fronti fondamentali:
Indipendenza energetica e infrastrutturale
L’Italia deve consolidare il suo ruolo di hub energetico del Mediterraneo, rafforzando i legami con i produttori di gas e petrolio senza dipendere da imposizioni esterne. Serve una strategia chiara per garantire sicurezza negli approvvigionamenti e ridurre la vulnerabilità economica.
Diplomazia autonoma e pragmatica
Non possiamo limitarci a seguire le direttive di Bruxelles o Washington. Dobbiamo costruire un’agenda diplomatica autonoma, tessendo relazioni con tutti gli attori regionali – da Israele alla Turchia, dall’Iran all’Arabia Saudita – senza compromettere i nostri interessi nazionali. La logica della subalternità deve lasciare il posto a un protagonismo consapevole e strategico.
Difesa della sovranità marittima
L’Italia deve rafforzare la sua presenza navale nel Mediterraneo e nel Mar Rosso per proteggere le rotte commerciali. L’instabilità nel Mar Rosso dimostra quanto sia cruciale avere una Marina Militare efficiente e ben equipaggiata. Serve un maggiore investimento nella difesa e nella sicurezza marittima, con una politica estera che sappia coniugare deterrenza e diplomazia.
Il caos mediorientale non è una questione lontana: è una sfida che ci riguarda da vicino e che può trasformarsi in un’opportunità se affrontata con visione e determinazione. Se l’Italia continua a rimanere passiva, rischia di diventare una semplice spettatrice degli eventi, subendo le decisioni altrui senza poterle influenzare.
Il tempo della neutralità sterile e della politica estera subordinata è finito. L’Italia deve tornare a essere un attore centrale nel Mediterraneo, difendendo i propri interessi con fermezza e consapevolezza. Solo con una strategia chiara e autonoma potremo garantire la sicurezza e la prosperità del nostro Paese in un mondo sempre più instabile.